27 gennaio: Giornata della memoria

Oggi, come ogni anno, si commemorano le vittime dell’Olocausto con una giornata internazionale dedicata.

Perché proprio il 27 gennaio? Durante l’Assemblea generale delle Nazioni del 2005 si stabilì di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, uno dei campi di concentramento più famosi, purtroppo non l’unico.

Per commemorare le vittime dell’Olocausto vorrei raccontarvi la mia esperienza al Centro di Documentazione del Partito Nazionalsocialista a Norimberga.

Il Centro di Documentazione rappresenta, già solo all’ingresso con la sua struttura gigantesca, l’ego megalomane del suo massimo rappresentante, Adolf Hitler.

Il Mein Kampf

Ma il peggio, a parer mio, lo raccontano le immagini, l’audioguida e un percorso multimediale che dura ben oltre le 2 ore, in un’area di quasi 1.300 mq.

Perchè Norimberga? La città bavarese fu scelta come “città congresso del partito” e qui venivano allestite le grandi parate che tutti abbiamo visto almeno una volta nei documentari del periodo. Fu anche vittima di numerosi bombardamenti che la rasero al suolo durante la II guerra mondiale.

Il Centro racconta l’origine, la prosecuzione e le conseguenze della dittatura totalitaria nazionalsocialista, fino al Processo di Norimberga, dando molto spazio anche ai congressi, i cosiddetti “Reichsparteitage”, le gigantesche manifestazioni di massa che furono utilizzate dalla propaganda per raccontare il sentimento che legava chi ne faceva parte. Quello che rimane di quel periodo è l’Arena semicircolare, mai finita per lo scoppio della guerra, sede della maggior parte dei ritrovi nazionalsocialisti.

Non vi nego che arrivata ad un certo punto ero sfinita dalle tante informazioni e da quella terribile sensazione di essere in un posto in cui la storia era davvero dalla parte sbagliata della discussione. La grandezza di quegli spazi, le luci basse durante il percorso, le immagini che ti entravano dentro come pugnali: la terribile consapevolezza che, purtroppo, la storia non insegna mai e che i corsi e i ricorsi storici sono sempre lì.

“Il mondo dopo Auschwitz,

non è diventato migliore.

Eppure io l’avevo veramente creduto.”

(Daniela Padoan)

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