Life Electric: un omaggio ad Alessandro Volta

Se possiamo utilizzare tante cose nella nostra vita lo dobbiamo di sicuro ad Alessandro Volta, comasco di nascita, inventore della pila e scopritore del gas metano. Nel 1800, dopo una diatriba con Galvani, riuscì quindi a brevettare la “pila voltaica”, un predecessore della batteria elettrica.

Como non ha mai smesso di elogiare e celebrare il suo inventore. La prima volta fu per il centenario dalla scoperta della pila, quando ci fu un’Esposizione totalmente dedicata all’invenzione più famosa. Caso volle che fu proprio un corto circuito a distruggere tutta la celebrazione.

Nel 1927 invece, a 100 anni dalla morte di Alessandro Volta e durante una conferenza di telegrafisti, venne inaugurato il Faro Voltiano a Brunate. Per raggiungere la cima del Faro ci sono 143 gradini ma nonostante funzioni ancora e illumini la città, la costruzione ha solo un valore simbolico.

Ultima delle celebrazioni è Life Electric, nata da un disegno di Daniel Libeskind e inaugurata a ottobre del 2015. L’intento iniziale era quello di inaugurarla con l’Expo di Milano, ma problemi interni all’amministrazione comunale e ritardi nella progettazione fecero slittare l’inaugurazione. Il monumento è un omaggio alla scienza di Alessandro Volta ed è alta quasi 14 metri da terra, composta interamente in acciaio. Nonostante sia al centro del lago e abbia delle forme chiaramente moderne, Life Electric riflette i colori del lago e il panorama intorno grazie alla forma di due sinusoidi composte.

Dove si trova? Sulla piattaforma di fronte a Piazza Cavour, sulla diga foranea e la visita è completamente gratuita e sempre aperta (salvo condizioni metereologiche particolari).

“Life Electric si ispira alla tensione elettrica tra due poli di una batteria, il grande dono di Volta all’umanità. La forma dell’installazione trova cardine nella mia costante ricerca sulla rappresentazione architettonica dell’energia. L’opera congiunge gli elementi: luce, vento e acqua.
Un’installazione, una prospettiva fisica e ideale sul ventunesimo secolo”.
Daniel Libeskind

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