Tutti si ricordano cosa facevano 20 anni fa

Se qualcuno dovesse chiederci: cosa stavi facendo la mattina di 20 anni fa? La maggior parte di noi, in tutto il mondo, se lo ricorda.

Io per esempio lavoravo a casa dove avevamo la rimessa dei bus e l’ufficio; ero al pc a lavorare e chiacchieravo con qualche vecchio amico su C6 (i più vecchi di noi se lo ricorderanno sicuramente). La tele era accesa nella stanza di fianco perché la zia stava seguendo un programma su Rete4 e perché per abitudine rimaneva spesso accesa. Ho appena chiesto a mia mamma e mi ha risposto, senza esitazioni “stavo salendo le scale e tu mi hai chiamato per farmi vedere cosa stava succedendo… Pensare che non ricordo cosa ho fatto oggi”. L’ho chiesto anche a papà, di solito più distratto e senza indugio mi ha risposto “Ero a Linate” (lui non è di tante parole)

E’ retorica ma quello che stava succedendo in tv “sembrava un film”. Tutto il mondo si è fermato quel giorno e le immagini sono rimaste nell’immaginario collettivo: il Falling Man, la donna elegante in tailleur piena di detriti, i pompieri che lavoravano, le immagini dall’alto dei crateri del World Trade Center.

Per i più piccoli rimane un evento che si studierà nei libri di storia ma per chi l’ha vissuto in diretta è un evento che di fatto ha cambiato il mondo, il modo di viaggiare e la percezione verso certe culture. Ce ne siamo accorti subito che era così. L’America, l’American Dream, che non aveva mai avuto attacchi su suolo statunitense se non a Pearl Harbour stava subendo un attacco terroristico di proporzioni immani: stavano colpendo New York, le due Torri Gemelle che si stagliavano nella skyline della Grande Mela e che la rendevano così riconoscibile. Un aereo a bassa quota colpisce la prima torre, poi il secondo aereo, ma quello che succede dopo circa due ore dal primo attacco è lo shock: le Torri implodono e nella loro polvere si portano via uffici, case, appartamenti, oggetti ma soprattutto si portano via le persone. I numeri ufficiali parlano di 2.996 esseri umani deceduti in quel terrore; nessuno conta più quelli che sono morti dopo per le malattie, per l’inalazione di metalli pesanti e cancerogeni. Quello che rimane è Ground Zero, il Memoriale delle vittime dell’11 settembre 2001: un enorme buco a Manhattan nel quale scorre perennemente l’acqua e dove ci sono tutti i nomi della vittime.

Foto di photosforyou da Pixabay

Ground Zero è anche luogo di speranza e di crescita. Un mese dopo il crollo delle Torri venne ritrovato un Pero Callery completamente piegato, rotto, con le radici spezzate. Venne affidato ad un ente per prendersene cura, nonostane le speranze di sopravvivenza erano poche. Per anni venne curato e riabilitato, fino a che nel 2010 potè tornare a casa, al National September 11 Memorial. Ecco qui il Survivor Tree:

Leggenda vuole che sia il primo albero a fiorire in primavera. Un programma di tutela prevede la raccolta di semenziale dell’albero e venga poi spedito a Comunità in tutto il mondo che hanno subito delle tragedie. Ci sono figli di Survivor Tree a Boston, Orlando e Parigi, ma il resistente albero ha più di 450 discendenti in tutto il mondo.

Da quel giorno il nostro modo di viaggiare è completamente cambiato: dai liquidi in cabina, alle porte blindate nelle cabine di pilotaggio, alle nuove tecnologie per il check in basate sui dati biometrici.

E così chiedo a voi: che stavate facendo 20 anni fa?

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