Era il 2001…

Era il 2001 e io avevo 20 anni, appena uscita dalla scuola superiore. Una scuola, che diciamolo, non è stata poi così tanto entusiasmante con il senno di poi.

Ascoltavo 2Pac della West Coast ma sognavo la skyline di New York che vedevo nei film di Spike Lee. Era un periodo in cui passavo più tempo nelle sale del cinema che in qualsiasi altro posto. Scatole piene di biglietti, collezioni di Ciak con uscite cinematografiche di vent’anni fa, mi ricordano la mia passione. Erano gli anni di Donnie Darko e di Amelie, di Training Day e di Moulin Rouge.. questo per far capire come spaziavo da una cosa all’altra, senza continuità.

E mi sentivo sempre fuori luogo.

Un giorno andammo a Bologna, per una mostra di David LaChapelle. I colori che utilizzava mi facevano impazzire, ma la cosa che più mi colpì furono i soggetti: non solo popstar o attori, ma raccontava un mondo di obesi, omosessuali, transessuali, tutti patinati e straordinariamente colorati.

Amanda Lepore: Addicted to Diamonds (LaChapelle – 1997)

L’ho rivisto 3 anni fa alla Reggia di Venaria e le sue foto non smettono di affascinarmi. Il lavoro si è evoluto, usando più grafica: racconta più il rapporto dell’uomo con sé stesso, con l’ambiente che lo circonda e con i miti religiosi o musicali che siano.

Ho avuto anche l’occasione di poter assistere ad un Artist Talk con lui presente: l’emozione di vederlo lì e farmi firmare quel libro che avevo comprato 21 anni fa è stata impagabile. Uno dei primi pensieri che ho avuto è stato: “Oddio, ma lui ha conosciuto Andy Warhol e Basquiat… e non solo li ha conosciuti, ma ci ha lavorato anche insieme…”.

Ora il Mudec di Milano ripropone una mostra personale che si terrà dal 22 aprile al 11 settembre 2022 con l’esposizione di circa 90 opere, molte ancora inedite con il tema “I Believe in Miracles”.

La mostra è aperta il lunedì dalle 14.30 alle 19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30

Con tutto il rispetto per chi fotografa tramonti o fiorellini, sono sempre più dell’idea che una foto deve trasmetterti subito qualcosa, a prescindere dal soggetto rappresentato. La sua arte mi ha colpito subito per la libertà che esprimeva nei colori, nel provocare con pose o situazioni surreali, nell'”uso” di personaggi famosi per rappresentare scene che erano totalmente fuori dal contesto in cui eravamo abituati a vederli. Dietro il personaggio, c’è una persona che ieri sera mi ha affascinato per la sua pulizia e chiarezza nel parlare delle sue opere, per l’umanità dimostrata con chi era lì a fare foto con lui o a farsi firmare un libro o un poster e per l’estremo rispetto che portava alle persone che in quel momento stavano lavorando per lui. C’è una persona che quasi 20 anni fa ha abbandonato il mondo patinato di New York per dedicarsi ad una fattoria biologica a Maui, dove è totalmente sconnesso dal mondo moderno. C’è uno dei miei miti, da sempre.

Voi avete mai conosciuto personalmente un vostro mito?

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